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Le elezioni regionali sono da poco finite, i lucani hanno riconfermato i politici ultra cinquantenni (l’età media è 53 anni!!) che hanno già governato nell’ultimo lustro escludendo dal consiglio le donne e i trentenni. Da un’attenta analisi, il 77% delle preferenze nella circoscrizione di Potenza è andata ai candidati nati tra il 1950 e il 1969: come dire, due generazioni comandano e gli altri non hanno voce in capitolo! Eggià, mi toccherà attendere trent’anni per decidere anch’io delle sorti della mia regione… Ma chi sono costoro e perché sono stati (ri)eletti? Per rispondere a questa domanda ho fatto una piccola ricerca su queste persone e su cosa hanno fatto in un passato non tanto lontano. Ecco a voi i 18 consiglieri eletti in Basilicata nella circoscrizione di Potenza e i relativi recapiti web:
 
Partito Democratico:
Italia Dei Valori:
Unione Di Centro:
Sinistra Ecologia e Libertà:
  • ROMANIELLO GIANNINO, sindacalista, 56 anni, presidente Comitato di Coordinamento Istituzionale per le Politiche del Lavoro: Sito Web, Facebook
Alleanza per l’Italia:
  • SINGETTA ALESSANDRO, avvocato, 51 anni, assessore Lavori Pubblici Comune Potenza 2009-2010: Openpolis, Facebook
Partito Socialista Italiano:
Popolari Uniti:
  • SCAGLIONE LUIGI CARMINE, impiegato, 52 anni, consigliere regionale UDEUR 2005-2010: Basilicatanet, Openpolis
Io Amo la Lucania:
Movimento per le Autonomie:
Udeur Popolari – PLI – Altri:
  • FALOTICO ROBERTO, impiegato, 48 anni, consigliere regionale Ulivo 2005-2010: Openpolis
Popolo della Libertà:
  • MATTIA FRANCESCO, impiegato, 70 anni, consigliere regionale FI 2005-2010: Basilicatanet, Openpolis
  • NAPOLI MICHELE, avvocato, 40 anni, consigliere regionale AN 2008-2010: Basilicatanet, Openpolis
  • PICI MARIANO ANTONIO, medico, 48 anni, consigliere Comune Lauria FI 2006-2010: Openpolis
  • ROSA GIANNI, impiegato, 45 anni, consigliere provinciale AN 2004-2009: Openpolis, Facebook
 
Ma è davvero normale secondo voi che questi ex-consiglieri riconfermati abbiano fatto tutti il proprio dovere negli ultimi cinque anni? È possibile che siano quasi tutti ex-consiglieri, ex-assessori, ex-sindaci o ex-sindacalisti? A me pare più che altro pigrizia mentale degli elettori per non dire clientelismo radicato ormai nel DNA di una regione stanca e ogni giorno sempre più impoverita dall’assenza di quei giovani che sono il suo vero rinnovamento e la sua vera ricchezza.
Chiedo il vostro aiuto per organizzare, per quanto nelle nostre possibilità (magari usando la stessa piattaforma Openpolis), una sorta di monitoraggio collettivo di questi politici.
Chi vuole può mettersi in contatto con me commentando pubblicamente questo post oppure inviandomi un messaggio privato da qui.

Mercoledì scorso a Lavello è stato presentato, nell’auditorium del centro sociale «Michele Di Gilio», un volume sulla vita e le opere dell’abate Francesco Villareale. Il curatore dei volumi del Villareale è il Prof. Giuseppe Catarinella dal quale ho avuto l’onore di ricevere in esclusiva una breve prefazione che illustra la figura dell’insigne abate lavellese del XVII secolo. Di seguito, riporto la versione integrale della prefazione curata dal Prof. Catarinella:

Francesco Villareale, figlio di Candido Valeriano e Vittoria Cavallo è stato uno dei più illustri personaggi lavellesi. Nel 1631 iniziò la sua vita accanto alla sorella Silvia di quattro anni più grande. Ben presto però il padre dovette lasciare la famiglia per recarsi, lui spagnolo di origine, in una realtà territoriale che è stata anche dominio spagnolo, a combattere a Monteleone di Calabria dove morì qualche anno più tardi nel 1644. Villareale, troppo piccolo, ricorda il padre attraverso le affermazioni della madre e dei parenti. E in una citazione in versi lo figura come “un gran soldato guascone, erculeo, elegante, in cappa e spada, marziale, alta la testa…”. Indubbiamente la morte del padre non è facile da colmare. La madre trova la forza di andare avanti perché ai piccoli Silvia e Francesco non poteva pensarci da sola e quindi sposa il segretario del Principe di Minervino che aveva possedimenti anche a Lavello, un tal Girolamo Alonya. Il patrigno, notando una certa predisposizione agli studi e alla cultura, avvia Francesco al mondo dell’istruzione. E il giovane lavellese, cresciuto in un ambiente osservante delle buone maniere, dell’educazione e soprattutto di sani principi religiosi, si predispone alla legge, all’eloquenza e alla filosofia. Il corso di studi lo proietterà poi verso discipline che lo troveranno a suo agio specialmente per il latino. Ben presto comunque Rocco, Giovanni, Camillo, Francesco Villareale (questi erano gli elementi onomastici rilevabili dall’atto di battesimo del 26 ottobre del 1631) dovette lasciare il paese natio per continuare gli studi a Napoli. Qui si iscrisse alla facoltà di legge (in utroque iure, in entrambi i diritti, cioè diritto canonico e diritto civile) laureandosi il 9 giugno del 1661. La città partenopea offre al Villareale scenari e contesti intellettuali importanti per la sua formazione e posizione culturale. Infatti prima di laurearsi dà alle stampe alcune opere come il volumetto dal titolo “Panegirico in lode del Beato Salvatore d’Horta”, pubblicato nel 1659. Nel 1661 inoltre omaggia il Santo patrono di Lavello, componendo l’opera “Divi Mauri Martyris tutelaris Lavelli in Abulia encomiastica vita”. Già da questi due primi lavori emergono due grandi personaggi a cui Villareale costantemente rimanda e dedica, cioè papa Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi) e il priore della Certosa di San Martino al Vomero a Napoli, padre Andrea Cancelliere. Indubbiamente il Priore napoletano ebbe un’influenza fondamentale per la carriera intellettuale dell’abate lavellese. Villareale difatti si inserì bene, durante il periodo partenopeo, nei vari ambienti della città, divenendo un attivo frequentatore di cenacoli ed accademie. Basti ricordare che fu anche Principe dell’Accademia dei Risvegliati in San Tommaso d’Aquino a Napoli o anche come risulta da un elogio di don Alfonso Sanctorio, censore dell’Accademia degli Eccitati che, riferendosi a don Francesco Villareale, lo appella filosofo, professore, “concionatore” (cioè maestro di eloquenza napoletano) e Principe dell’Accademia degli Eccitati. Siamo nel ‘600 e l’epoca culturale è contrassegnata da aspetti culturali significativi che trovano appunto nelle Accademie, luoghi per poter esercitare arti e cultura. E il nostro Villareale ebbe a ritagliarsi spazi decisamente favorevoli per la sua ascesa sociale ed intellettuale. Ma il passo da Napoli a Roma fu breve. Tant’è che già a partire dal 1664 ha la possibilità di iniziare ad insegnare all’Archiginnasio Romano. Nel frattempo Villareale pubblica nel 1662 “Encomiastica vita D. Brunonis Patriarchae Cartusiae et elogia P. P. Generalium” e che in seguito ristampa nel 1664 con il titolo “ Vita S. Brunonis Sacri Ordinis Carthusiensis Patriarchae encomiastica descripta, et omnium RR. PP. Generalium eiusdem ordinis elogia”. Lo stesso 1664 pubblica anche “Tempe elogiorum Parthenia“. Il Villareale apre la sua carriera universitaria nel 1664 allo Studium Urbis Sapientiae impartendo lezioni dapprima di Istituzioni di diritto civile, poi passò ad insegnare Diritto civile e ancora le Pandette (o Digesta riguardanti la raccolta delle decisoni giuridiche dei giureconsulti, fatta compilare da Giustiniano).
Inoltre si cimentò nell’insegnamento del Decreto di Graziano (giurista autore del testo fondante il Corpus iuris canonici) e del Diritto canonico. Il 1691 fu l’ultimo anno che apportò il suo costante contributo di professore presso l’Archiginnasio, ubicato nel complesso di Sant’Ivo alla Sapienza in Roma. Da lì in poi occorre ancora trovare tracce preziose per nobilitare ancor più un personaggio che ha già dato tanto lustro a sé e alla patria di provenienza. Ancora più eccezionale è la presenza di tante sue opere in italiano e in latino, in prosa e in poesia raccolte nel fondo manoscritti Chigi 190 alla Biblioteca Apostolica Vaticana. E comunque non è da escludere che con l’assurgere al soglio pontificio proprio nel 1691 di Antonio Pignatelli, papa Innocenzo XII che Villareale possa aver reincrociato una conoscenza che lo riporta indietro nel tempo ma che lo gratifica per quello che ha fatto in tanti anni di carriera intellettuale ed universitaria. I Pignatelli avevano possedimenti a Lavello e papa Innocenzo XII era nato vicino al luogo natio di Villareale nel castello di Spinazzola.

Gli sforzi dell’associazione Unla (Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo con il supporto del Dipartimento Cultura e Formazione della Regione Basilicata hanno reso possibile la pubblicazione di tre opere del Villareale per i tipi Grafiche Finiguerra. I tre volumi saranno presentati a Roma presso la Biblioteca Universitaria Alessandrina martedì 10 giugno prossimo a partire dalle ore 17.00 alla presenza del curatore delle opere, Giuseppe Catarinella e con la partecipazione di Giuliana Adorni dell’Archivio di Stato di Roma e del presidente dell’Unla nazionale, Saverio Avveduto con i vice presidenti Unla nazionali Vitaliano Gemelli e Carmela Lo Giudice Sergi.

Giuseppe Catarinella

Chiedo un aiuto, e naturalmente anche consigli, a tutti i miei lettori per diffondere su Twitter l’hashtag #SimplyItaly. Trattasi di un progetto che ho realizzato nel mio esiguo tempo libero e parte da un’idea sviluppatasi qualche giorno fa in Inghilterra e negli USA. In pratica, si tratta di sfruttare le neonate liste di Twitter per effettuare una sorta di autocensimento degli utenti di Twitter italiani. Ogni utente di Twitter visita questa mappa di Google, individua la/le provincia/e in cui vive o a cui è particolarmente legato. Cliccando sul nome della provincia si apre una nuvoletta contenente la frase “Twittaci dove sei e saprai chi twitta intorno a te!” e due link: il primo link (la parola “Twittaci”) consente di postare su Twitter una frase del tipo “Twitter + Province = #SimplyItaly. La provincia in cui vivo è #TwitterRoma”, nel caso in cui la provincia selezionata è Roma; il secondo link (la parola “twitta”) consente di vedere tutti i post Twitter raccolti nella lista relativa alla provincia selezionata.

Cosa ne pensate? Come potrei migliorare l’idea?

Grazie mille a tutti

Ah, il mio profilo su Twitter è @AntonioCarlucci

La Conferenza Stato-Città ha dato il via libera ai premi agli enti virtuosi, cioè quelli che hanno rispettato il Patto di stabilità nel 2008 e centrato i parametri di virtuosità indicati dal Dl 112/08 (autonomia finanziaria e bassa rigidità strutturale). I benefici, poco più di 170 milioni di euro, sono indirizzati a circa 1.400 comuni. I premi più consistenti tra i comuni del Vulture-Melfese vanno a Melfi (174.533€) e a Lavello (45.199€). In allegato la lista di tutti i comuni virtuosi.

Da “So’ turnato!, 113 sonetti in dialetto lucano” di Nicola Cilenti, Tipografia Italiana, 1950, pag. 50

 

Li piatti prelibbati

 

Cannaròuto io so’ stato e ancora so’:
e Lavidd’ me torn’a la memoria
(ah tanta vôte!) end’a na fest’e gloria
de frappe e cauzuncidd’e de gattò.

Piatti d’arecchietedd’ de li prìuti;
pèttele che l’alèice e muzzaredde;
strascenatiddi che cemammaredde
o ròuca end’a la sàuza e pane cutt’;

pezza ròsteca o còcolo, che sòpa
règheno e pommudòuri fatt’a specch’
e n’ombra de furmagg’ end’ ca scioca;

cucuzzèdd’ e patan’ arraganate,
past’e fasòuli cu lu diavulecch’…
Amèici mèj, pecchè non m’emmetate?

Ch’a la tàvela po’ ce sacce sta’:
e a la padrona cu re padruncèine
li cumpliminti io po’ li sacce fa’;
so’ cumpagnone a chi me stàje veceine.

Certo, ca doppo tanta carastèja
de ste guerre futtòute ed assassèine,
truvarm’a pranzo da vussignurèja
e cu sti piatti prelibbati e fèine,

me parrèja de ‘nzugnà che l’ucch’ apirti.
Cumpà, cummà, voglio brendà a Lavidd’
a vòuje a mev’e a totti li parinti!

Li pinzîri se schiàreno e ‘na fodda
d’idee me gèira… Peglia lu curtidd’
ch’aprèmm’ na butteglia de Rapodda!

 

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

Da “So’ turnato!, 113 sonetti in dialetto lucano” di Nicola Cilenti, Tipografia Italiana, 1950, pag. 48

 

Passijata e serenata

 

Sona lu parternostr’ e don Savèrio
Di Ruvo, sott’a casa, chiòude a chiave
la farmacèja. N’ora de notte; l’Ave
jè sunata da timp’… Serio serio

stàj’ ‘nnànt’ cùmba Mengo Solimene:
don Vicinz’ Palese cu papà
s’appècceno re peppe e, surridènne,
ecch’ Ceccio Giaculli d’arruuà.

Tott’e cenq’ (io appriss, ben vestèito,
da culleggiale, a la Turquato Tasso,
cum’a nu canuccidd’ devertèito)

fann’ la passijata de la Furcia.
Re stedde che la lòuna vann’a spasso
pour’edde ‘nda lu cîlo ch’è na torcia.

Turnànn’a Sant’Antonio, end’a re stocchie,
re ve’, re ve’, quanta catecatasce!
Abbaiano li cani e i greddi, a cocchie,
fann’ nu contracanto: acòuto e vàscio.

Che nott’ chiara chiara! Li fumîri
addòreno, cu totta la campagna.
E lu paèise dorme. Sòuli chiri
duj gatti, a mezza vèja, gnàu-gnàu, se làgnano.

… E mò a chi vann’a fa’ sta serenata?
Catarra e mandullèini s’avvecènano:
o che bella fegliola affurtunata

(la bella resvegliata de lu vosco?)
quera ca pò sentè, dôce e serena,
la catarra de Mechelèino Rosco.

 

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

Da “So’ turnato!, 113 sonetti in dialetto lucano” di Nicola Cilenti, Tipografia Italiana, 1950, pag. 47

 

La voce de ‘na vota

 

Quant’anni so’ passati e aggio perdòuti!
Pur’ejo so’ fatto vecch’: e li parinti
e l’amèici de tann’addù so’ sciòuti?
Lu monn’ jè fatto tott’ de pizzinti

e  teramm’ a campà se Dèjo ci ajòuti,
ca li manco li miliòuni vâlne ninti;
ma quà core e buntà so’ canusciòuti
‘mmizz’a sta gente cu’ li sacraminti.

E quà parint’e amèici ancora stanno:
pochi, ma che la voce de ‘na vôta
ca me parl’a lu core cum’a tanno!

E, prèima ca la lamba mèja se stòuta,
doppo la luntananza de tant’anni,
so’ venòut’a senterla n’àuta vôta.

 

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

Scenne la sera

Da “So’ turnato!, 113 sonetti in dialetto lucano” di Nicola Cilenti, Tipografia Italiana, 1950, pag. 46

 

Scenne la sera

 

Scenne la sera lenta de la state
e re fèmene sup’a li mignali
chi a côse e chi a sparlà stann’ assettate.
Li guagliungiddi fàcca tenne l’ali

e grèdeno currènn’ pe re strade.
Che la giacca de felpa e li stuuàli
nu craparo se ferma e da re crape
monge ru latte… Dòje-tre stedd ‘n cilo!

Re cambane: din-don! L’Avemmarèja.
Lu segno de la Croce: e totti cetti…
A che pinz’, a che pinz’, ànema mèja?

Transèmm’ a casa che sott’a li tètteli
pòure la renenedda sa la vèja
‘ntanto ca se resvèglieno li greddi

 

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

Li laveddeisi

Da “So’ turnato!, 113 sonetti in dialetto lucano” di Nicola Cilenti, Tipografia Italiana, 1950, pag. 44

 

Li laveddeisi

 

Li laveddèisi so’ futtoutingòuli:
sciòcano cu re cose e cu li nomi
e totti o quasi cu li suprannomi
ti li sinti chiamà, da sòuli a sòuli.

Da Sant’Anna a la Chiazza, au Piscaridd’,
da lu Casale àu Càrmene, ce stanno
ancora Pesciatorta e Culutonno
e ‘Nzaccante e Spunzedd’e Pascìacchìdd’?

Quà totti sann’ fa’ li cacchi loro,
sèja cafòuni o cuzzali o pruprietari:
e lu pàeise è rècch’ e se fa d’oro

che l’oro de re spèiche de ru grano;
ma la lagna ca sempe li cuntraria
li frèisce a totti quanti, chiano chiano.

Beh, se a Lavidd’ io sempe fuss’ stato
e me facèino sèneco o assessore,
nu manefesto avrèja appezzecato
pe’ pruïbè la lagna a totte l’ore:

ch’a stu paèise mèj’ non se sta male,
se vèive ‘n pace e nu sors’ d’agliànica
no’ manga mai tra amèici « per la quale »
e ru pane se dàje pòure a li cani.

O laveddèisi, o amèici, o paisà,
(pùveri e recchi, ‘nsèsti e minghiarèili)
ve voglio bene; e, quann’ penz’a quà,

a sste vèje de ‘nchianate e de descèse
e revedo li ciocci e li varrèili,
ancora m’arresento laveddese.

 

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

Sant’Anna

Da “So’ turnato!, 113 sonetti in dialetto lucano” di Nicola Cilenti, Tipografia Italiana, 1950, pag. 43

 

Sant’Anna

 

Sup’a Sant’Anna, cenquantanni fa,
non ce stéino né case né palminti:
sola, ‘mmizz’a li prati e fra li vinti,
la casa de zezèjo… Ma l’està

l’aja cucèja de sole e cant’e sûni
cu la trebbia re bestie e li crestiani:
ed ejo felèîce, ‘mmizz’a li cuvûni
de ru grano, tra fèmene e villani.

Doppo nu pennechill’e la merenda
da zèja Cuncetta, io scèja fin’a la Croce
e l’ombra de la sera cadèja lenda.

Po’ a la Chîsa, cu duje-tre vecchiarelle
ca pregavano quiete, sottavoce,
io penzav’a re cose mèje chiù belle.

 

Nicola Cilenti

Nicola Cilenti

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