Intimidazioni a Don Marcello Cozzi

[Articolo di Fabio Amendolara su “Il Quotidiano della Basilicata” – Anno 7, N. 306 – Giovedi 6 Novembre 2008]

Due proiettili per Don Marcello

«Pensa a dire la messa». E’ solo una delle intimidazioni che contiene il biglietto che è arrivato alla polizia. Il riferimento è a don Marcello Cozzi, il leader lucano di Libera. Nella busta, che è arrivata in Questura, c’erano due pallottole calibro 12. «Due confetti», continua così il messaggio a don Cozzi, «che ti faremo assaggiare quanto prima».

Il sacerdote, si apprende da indiscrezioni, è stato già affidato al servizio scorta di polizia e carabinieri. «Vigilanza leggera», la chiamano in gergo. Quattro volte al giorno le forze dell’ordine passano davanti alla sua abitazione e al luogo in cui lavora, per controllare che sia tutto a posto. Ed è già stato interessato il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Le indagini, sembra, siano state affidate ai carabinieri del nucleo operativo radiomobile. Il sacerdote è stato già sentito dalle forze dell’ordine. E ci sarebbe anche una pista.

Il biglietto, scritto a mano – ma questo è un particolare al momento non confermato da fonti ufficiali – non è firmato. E al momento non ci sono state rivendicazioni.

Il sacerdote, contattato da Il Quotidiano della Basilicata, ha preferito non commentare. Nei giorni scorsi ha presentato il suo libro, “Quando la mafia non esiste”, a Venosa. Nel libro ripercorre le tappe della criminalità organizzata lucana, dalle prime infiltrazioni della camorra nel Vulture, all’arrivo della ‘ndrangheta che, dopo la prima guerra di mafia, detiene l’assoluto predominio di quel territorio. Ma nel libro parla anche dei colletti bianchi. Di appalti truccati e gestiti dalla mala. E di misteri: Elisa Claps, i fidanzatini di Policoro, l’omicidio De Mare, la scomparsa di Maria Antonietta Flora e una serie di casi di lupara bianca. Il mese scorso ha poi sfidato gli assassini di Bruno Augusto Cassotta (freddato il 2 ottobre) con una manifestazione pubblica a Rionero in Vulture. Ha riunito in piazza sindaci e amministratori per dire «basta» alla mafia. Quello di Bruno Augusto Cassotta è solo uno degli ultimi fatti di sangue che si sono verificati nel Vulture. C’è uno strano fermento nella mala del Vulture.

La faida è ricominciata con l’omicidio del boss Marco Ugo Cassotta (fratello di Bruno Augusto), fatto a pezzi e bruciato in un casolare di contrada Leonessa a Melfi. Il secondo omicidio è quello di Giancarlo Tetta, sempre a Melfi, in via Ancona, a due passi dalla caserma dei carabinieri. Poi è toccato a Bruno Augusto. E forse è nel Vulture che le battaglie di don Cozzi danno fastidio. Anche se gli investigatori sostengono di non tralasciare alcuna pista. La manifestazione di Rionero è stata un segnale forte. Gli amministratori non erano mai scesi in piazza. Cercavano, anzi, di sminuire la portata degli eventi malavitosi. A qualcuno, forse, ha dato fastidio. E su questo indagano gli investigatori.

2 thoughts on “Intimidazioni a Don Marcello Cozzi

  1. Sono un melfitano residente al nord da molti anni.
    Grazie don Cozzi. Per il tuo esempio ed il tuo coraggio.

  2. Ho conosciuto Don Cozzi e il suo libro, purtroppo la gente mangia con i soldi della mafia bianca che regala bonus e quant’altro.Coraggio anche se la vita è una sola almeno si è fatto qualcosa per gli altri.La gente non crede e pensa che non gli tocca poi scopre che il figlio si droga o vende la droga o ruba o…….si sa, ma tanti non lo fanno anche se hanno pochi soldi per vivere e anzi aiutano gli altri:” meno hai e più aiuti….”

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