Sidro, storia di sogni e precarietà

Oggi parliamo di lavoro che è difficile da trovare perché non hai esperienza, “ma come puoi fare esperienza se nessuno ti fa iniziare perché non hai esperienza?“, delle difficoltà che incontra un ragazzo qualsiasi quando decide di girare, curriculum in mano, per le vie di una città come tante per trovare un posto, magari in nero, che gli permetta di fare una vita più dignitosa di quella che conduce attualmente che gli permetta di vivere e non di sopravvivere. Di seguito pubblico il video di un regista ancora sconosciuto ai più ma molto molto promettente. Ricordatevi questo nome, Stefano Puglisi. Il suo è un cortometraggio sulla precarietà e sulla disoccupazione, sull’opportunità che non viene neanche concessa nonostante ogni buona intenzione. La sua voce fuori campo, con una tristezza neanche troppo velata, recita “Ha fatto un sogno, era solo un sogno, ma uno di quelli in cui ti viene data la possibilità. Nel mondo di oggi si vende anche quella. La possibilità si è trasformata in formazione. […] Una volta esisteva il tirocinio e ci si poteva fare le ossa con il tirocinio, imparavi effettivamente un mestiere. Adesso questa possibilità è stata assorbita dai contratti formazione, contratti a tempo determinato, tre mesi, sei mesi, e poi ti ritrovi nuovamente in mezzo a una strada a ricominciare tutto daccapo finché la tua vita diventa essenzialmente precaria“. Tutto ruota attorno al personaggio principale, l’ottimo Daniele Di Benedetto nei panni del giovane disperato in cerca di lavoro, affiancato da un bravissimo Antonio Cicciopastore nel ruolo del coinquilino e dal giovane Gabriele Puglisi, il ragazzo col pallone. Buona visione a tutti!

SIDRO

3 thoughts on “Sidro, storia di sogni e precarietà

  1. Scusa Antonio se il commento non c’entra con il tuo post. Però purtroppo oggi pomeriggio non avevo nulla da fare ed ho iniziato a dare i numeri:

    È ora di dare i numeri (A.D. 2005). 7307 autovetture circolanti a Lavello. Uno potrebbe obiettare: “ Che sarà mai!!”. Giusto, i numeri, sparati così a caso, hanno poco significato, bisogna avere un metro di paragone ( altrimenti meglio andare a lavorare al tg 5). Dobbiamo considerare un comune denominatore che ci permetta di confrontare Lavello con Melfi, Venosa, ecc…, altrimenti 7307 può diventare un numero diafano, spurio. Rapportando il numero di autovetture alla popolazione residente possiamo confrontare la nostra piccola realtà con le altre piccole realtà che ci circondano. Bene, cominciano.
    0,53 è il coefficiente dato dal rapporto di autovetture sulla popolazione residente nel comune di Lavello (vuol dire che, per ogni residente c’è mezza autovettura!!!); per una città come Melfi tale rapporto è di 0,51, (stesso valore per Rionero), mentre per Venosa abbiamo un valore più basso, 0,47 ( stesso valore per Rapolla). Cambiando il denominatore, ovvero sostituendo la popolazione residente totale con la popolazione residente con età compresa tra i 15 e i 65 anni, otteniamo i seguenti valori:
    0,8 Lavello, 0,78,Melfi, 0.72 Rapolla, 0,78 Rionero, 0,72 Venosa. La sostanza è la stessa e non può non portare ad un’osservazione incontrovertibile: rispetto ai paesi limitrofi, il cittadino lavellese possiede più automobili ( i numeri non ci dicono nulla rispetto all’effettivo utilizzo, può essere che siano tutte chiuse in garage a prendere polvere, può essere,appunto).
    Il dato non è allarmante, poiché tali valori 0,53 e 0,81 sono in “media”( superiori alla mediana, comunque) con i valori provinciali: 0,52 e 0.8. A questo punto potrebbe sorgere un’ulteriore quesito: ma questo è un fenomeno puramente lucano o appartiene alla “cultura” italiana? Osserviamo i dati a livello provinciale:
    Potenza ( in quanto provincia) si colloca al 16 esimo posto come provincia nella quale c’è il minor numero di macchine per persona residente (la prima è Foggia, l’ultima Aosta); scende la posizione qualora si considerasse la popolazione residente con età compresa tra i 15 e i 65 anni. Questi sono i numeri (il numero delle province considerate è 107).
    Ancora, se si considerassero tutti i veicoli circolanti ( non solo automobili, motocicli, bus ecc…) si otterrebbero seguenti valori:
    Lavello 0,62, Melfi 0,63., Rampolla 0,58, Rionero 0,63, Venosa 0,58. Tutto questo per dire cosa?

  2. Ma se questa era la situazione appena tre anni fa, e non penso sia migliorata molto, se da quanto riporti c’è quasi una macchina a persona, per non contare i trattori e gli altri veicoli che non diffondono certo rose e viole nell’aria, se abbiamo la Fenice ad un tiro di schioppo, non ti sembrano strani i valori riportati dall’ARPAB? Non ti insospettisce neanche un’pò che valori indicativi come il PM10, “stranamente”, siano costantemente non pervenuti? Dai, il prossimo commento è servito… e voglio esagarare: dai un’occhiata anche qua http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=214168&IDCategoria=1

  3. Caro Carlucci voglio solo aggiungere queste tre parole riguardo al precariato:long live learning, bisogna indirizzare e formare le persone sin dalla giovane età creando un progetto di vita-lavoro che passi attraverso la forza creativa di ogniuno di noi. Ma per come stiamo vivendo adesso credo sia solo fantascienza.
    Complimenti per il faccino, fa molto gay…

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